Ricaricare le cartucce Piezography
Gli inchiostri Piezography a pigmenti di carbone consentono la realizzazione di stampe inkjet in bianco e nero dalla neutralità, dalla qualità e dalla longevità insuperabili.
Questi inchiostri a toni di nero sono compatibili con le principali stampanti EPSON, sia di piccolo che grande formato, delle quali vanno a rimpiazzare gli originali inchiostri a colori e si sono da lungo tempo guadagnati la fama di vero e proprio riferimento per la stampa fine art su carte cotone.
Scopo di questo post non è tuttavia proporre una dettagliata trattazione tecnica sugli inchiostri Piezography, per i quali esiste ampia documentazione sulle apposite pagine di Apromastore, bensì dare indicazioni su come sia semplice ricaricare le cartucce delle stampanti desktop per consentire un notevole risparmio. Le stampanti desktop - ovvero quelle per i formati fino all'A3 plus - hanno oramai raggiunto qualità di stampa fino a poco tempo fa inimmaginabili. Come rovescio della medaglia, però, esse presentano un costo/copia abbastanza elevato, principalmente a causa dei prezzi delle loro "piccole" cartucce (12-20ml circa). Per sfatare il mito della "costosità" degli inchiostri a pigmenti di carbone ricordiamo che, a parità di modello di stampante, il loro costo è abbastanza allineato con quello dei consumabili originali. Piezography, tuttavia, propone all'utente due strade alternative per consentirgli notevoli risparmi di gestione. Gli inchiostri Piezography (ed i corrispondenti inchiostri pigmentati a colori ConeColor) oltre che in cartucce "pronto uso", sono disponibili in flaconi da 120 e da 480ml, dei quali è importante sottolineare la notevole economicità. Uun flacone da 120ml, ad esempio, contiene l'equivalente di 10 cartucce, costando all'incirca come solo 3 di esse. Parafrasando un famoso personaggio... "meditate gente, meditate".
Ma torniamo alle due strade per consentire un'economia di stampa: quella comune anche ad altri inchiostri compatibili è quella di utilizzare gli inchiostri in bottiglia per mezzo di sistemi di alimentazione inchiostri, comunemente noti come CIS. Sono sistemi costituiti da una serie di serbatoi esterni collegati a delle finte cartucce per mezzo di sottili tubicini. Sono a nostro giudizio adatti a chi fa un uso massiccio e continuativo della sua stampante, in quanto garantiscono indubbiamente un'elevata capacità di stampa senza soste e pause per la sostituzione delle cartucce. Per contro necessitano di qualche piccola modifica hardware alla stampante che non sempre potrebbe essere riportata allo stato originale.
La seconda possibilità è quella di sfruttare le caratteristiche di ricaricabilità delle cartucce "pronto uso" Piezography. Da lungo tempo, infatti, le cartucce fornite dalla casa americana non sono "usa e getta", ma sono facilmente ricaricabili! In linea di massima tutte le cartucce Piezography trasparenti possono essere ricaricate, in contrapposizione con quelle nere che attualmente vengono fornite solamente per le stampanti Epson 2100.
Ma veniamo ora alle nostre cartucce.
E' importante notare come, nelle stampanti Epson, l'indice di "esaurimento" della nostra cartuccia non sia determinato dalla presenza o meno di inchiostro al suo interno, bensì da qualche strano calcolo compiuto dal misterioso chip elettronico presente su di esse. Si noti, infatti, come la cartuccia della nostra prova - data per "esaurita" dalla nostra stampante - contenga in realtà ancora dell'inchiostro.

La cartuccia "esaurita" oggetto della nostra prova.

Il chip, responsabile del riconoscimento livello inchiostro.
ed ecco finalmente giunto il momento della...
LA RICARICA IN PRATICA

Il kit per la ricarica.
In questa immagine trovate tutto il necessario per ricaricare una cartuccia esaurita: la cartuccia esaurita ( per l'appunto), un flacone dell'inchiostro corrispondente a quello della cartuccia, una siringa pulita (preferibilmente una per ogni tonalità d'inchiostro) ed il chip resetter dedicato al nostro modello di stampante. Mancano nella foto, in quanto non utilizzati ma vivamente consigliati, dei guanti usa e getta, molto importanti per non sporcarsi troppo. E' altresì importante proteggere il piano di lavoro con della carta assorbente.

Verificare la corrispondenza cartuccia/bottiglia.
Altro fondamentale accorgimento è quello di verificare la corrispondenza fra la cartuccia ed il flacone di inchiostro. Nel caso degli inchiostri Piezography più che al "colore" della cartuccia - utile per trovare rapidamente la corretta posizione nella stampante - è importante fare riferimento al valore Shade - ovvero la tinta o, se preferite, la "sfumatura" di nero - indicata da una freccia su una scala di quadratini, e presente sia sulle cartucce che sui flaconi.

L'apertura del tappo cartuccia
Possiamo ora procedere con la rimozione del tappo presente sulla nostra cartuccia. Da questo momento è più importante del solito mantenere la cartuccia in posizione perfettamente verticale, pena il rischio di avere un lago d'inchiostro sul nostro piano di lavoro!

Riempimento della siringa.
Preleviamo con la siringa pulita l'inchiostro dalla bottiglia. Come già rammentato una cartuccia contiene circa 12ml, pertanto con una siringa da 20ml sarà sufficiente una singola carica.

Iniziamo a riempire.

Riempimento terminato.
Sebbene a questo punto molti preferiscano installare l'ago sulla siringa e iniettare l'inchiostro nel tappo precedentemente rimosso, noi preferiamo operare senz'ago, inserendo la protuberanza della siringa direttamente nel raccordo che si incastra sulla testina della stampante. In questo modo il foro lasciato libero dal tappo fungerà solo da sfogo per l'aria e, con un po' di attenzione, potremmo anche completare l'operazione senza sporcarci. E' importante tenere d'occhio il livello e fermarsi prima di... tracimare!

Rimettiamo il tappo.
Riposizioniamo ora il tappo e... il più è fatto. Come già ricordato, non è sufficiente mettere fisicamente l'inchiostro nella cartuccia, se non lo comunichiamo anche al nostro chip.

Il reset del chip.
Esistono in commercio degli apparecchietti, denominati chip resetter, che posizionati sul chip delle cartucce ne ripristinano il "livello elettronico" in modo che la stampante le riconosca come cartucce nuove. Il costo è molto contenuto e, per alcuni modelli, li trovate in vendita anche su Apromastore. L'utilizzo è abbastanza semplice e solitamente abbastanza simile da modello a modello: non appena appoggiato con i contatti sul chip, un led presente sul chip resetter comincia a lampeggiare in rosso per diventare, dopo pochi istanti, verde. A questo punto il "livello elettronico" è ripristinato e la nostra cartuccia è pronta per essere reinserita nella stampante!
Come potete vedere nelle immagini, grazie ad un po' di dimestichezza (...e di fortuna) siamo riusciti a compiere l'operazione senza sporcarci ne mani ne il piano di lavoro. A casa, soprattutto le prime volte, non dimenticate di proteggere il piano, infilarvi un paio di guanti usa e getta e pulire immediatamente la più piccola goccia di inchiostro! Se la durata degli inchiostri è un vantaggio per le nostre stampe, non lo è di sicuro per la nostra scrivania!


luglio 30th, 2009 - 17:34
Ho iniziato ad utilizzare i k7 con la stampante Epson 2100 e le cartucce di J.Cone, per poi proseguire con la SP 2400 (con cui ho usato anche un CIS); ora uso i K6 special edition con la R285 e la SP 1400.
Negli anni ho accumulato diverse esperienze negative con CIS e cartucce, ma ritengo che sia valsa la pena di insistere; infatti ora i problemi sono finiti e le stampe vanno a meraviglia.
Vorrei segnalare che l’utilizzo dell’inchiostro K6/K7 in flaconi non reca solo i vantaggi economici ricordati da Massimo, ma consente anche e soprattutto dei risultati in B&W su carte opache oggettivamenti superiori rispetto a quanto consentono gli inchiostri originali. Questo è riconducibile ad una serie di fattori che qui possono essere solo brevemente riassunti: 1) Epson, come del resto Canon ed HP, dispongono solo di 3 gradazioni di grigio contro le 6/7 di Piezography (ciò significa che solo con questi ultimi lavorano in ogni zona della scala tonale con almeno 2 o 3 inks, con conseguente maggior ricchezza di dettaglio e di passaggi tonali); 2) solo i Piezography escludono l’intervento di inks colorati (che Epson utilizza per neutralizzare il tono caldo dei suoi grigi), il che assicura una maggiore longevità delle stampe; 3) la Dmax del nero consentita dai K6/K7 è decisamente ed oggettivamente superiore rispetto agli inks matte originali, soprattutto con le carte pregiate fine art dei produttori terzi (le misure strumentali parlano chiaro al riguardo), sicché le ombre sono più profonde ed accattivanti.
Fabio Maione