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Esposizioni corrette con Expodisc

Articolo a cura di: Gerardo Bonomo

il controllo dell'esposizione

il controllo dell'esposizione

Tra le possibilità offerte dall'immagine digitale, c'è tra le più interessanti di recuperare immagini sotto o sovraesposte fino a +/- 2 stop: una funzionalità che risulta più efficace quando si lavora in formato RAW.

Questo non significa però che grazie a queste possibilità l'esposizione non debba essere curata con la stessa attenzione che si usa normalmente, il recupero delle immagini sovra o sottoesposte è appunto un recupero; un'immagine, anche digitale, già perfettamente esposta, oltre a essere di qualità migliore non obbliga a perdite di tempo in postproduzione.

In teoria basterebbe seguire le indicazioni dell'esposimetro incorporato nella fotocamera, uno strumento che è in fase di continuo miglioramento; ma ci sono situazioni in cui anche il migliore degli esposimetri incorporati non è in grado di assolvere al suo compito. Vediamo il perché.

Esposimetri

Esposimetro

Esposimetro

Tutti gli esposimetri, sono tarati per dare una corretta indicazione della luce riflessa dal soggetto quando la sua riflettanza è intorno al 18%. Questa percentuale è stata adottata per il fatto che, mediamente, un soggetto, piuttosto che un panorama, riflettono proprio il 18% della luce. Questo significa però anche che se il soggetto riflette una quantità di luce maggiore o minore del 18%, l'esposimetro tenderà a dare un dato di accoppiata tempo diaframma non corretto.

Il problema è noto da sempre in fotografia ed è il motivo per cui vennero studiati dei sistemi per permettere agli esposimetri esterni – quindi non incorporati nella fotocamera – di leggere correttamente la luce in ogni situazioni: sono gli esposimetri che lavorano in luce incidente, in grado quindi di leggere anziché la luce riflessa – e spesso alterata – dal soggetto, direttamente la luce che incide sul soggetto: gli esposimetri per luce incidente si puntano infatti verso la sorgente di luce principale e non, come gli esposimetri per luce riflessa – e le fotocamere stesse – verso il soggetto.

Misura per luce incidente

Misura per luce incidente

Gli odierni esposimetri incorporati nelle fotocamere sono in grado di leggere la luce riflessa in tre modalità:

1) spot: l'esposimetro misura la luce in una zona ristretta dell'area inquadrata, intorno al 2,5%, di norma al centro dell'area inquadrata o, a seconda di come è impostata la fotocamera, in accoppiata con l'area AF attivata

2) media ponderata al centro: la macchina assegna il 70% della misurazione alla parte centrale dell'immagine e il restante 30% alla restante area di bordo.

Misura per luce riflessa

Misura per luce riflessa

3) valutativa: l'esposimetro divide l'area inquadrata in diverse zone, a seconda del tipo di fotocamera, è in grado di "capire" che la parte superiore dell'immagine può essere più luminosa –cielo-; i dati esposimetrici vengono confrontati con altri parametri, tra cui un database di situazioni tipo posto all'interno della fotocamera, oltre ad altri dati, come la distanza di messa a fuoco, per permettere così alla fotocamera di capire non solo la quantità di luce riflessa dal soggetto, ma anche la sua distanza, il suo grado di riflettanza e il colore. E' su questo sistema di misura che i principali marchi stanno attivamente lavorando per rendere sempre più "intelligente" il sistema esposimetrico.

Gamma dinamica

Tanto il sensore come la pellicola hanno una precisa gamma dinamica all'interno della quale permettere la registrazione leggibile e contemporanea di zone media, chiare e scure di una soggetto; oltre la gamma dinamica, a seconda se si indirizzerà l'esposizione verso la conservazione delle zone chiare o delle zone scure dell'immagine, si osserverà una perdita di dettaglio o nelle zone scure, che risulteranno completamente nere e prive di qualsiasi informazione all'interno, o completamente bianche, ancora una volta prive di informazioni.

Questo non è un difetto dell'esposimetro, ma un limite della pellicola e del sensore: andrà quindi deciso prima dello scatto finale se ricomporre un'immagine che presenta contemporaneamente zone troppo chiare o troppo scure, o decidere, se non si vuole cambiare l'inquadratura, se sacrificare le zone più chiare o le zone più scure dell''immagine, a vantaggio delle zone opposte.

HDR: di recente, sia in postproduzione che come software on board su diverse fotocamere, è stata introdotta la possibilità di estendere la gamma dinamica di un'immagine oltre la gamma dinamica nativa del sensore – o della pellicola -: con diverse modalità, di solito scattando una serie di immagini a esposizioni differenziate dello stesso soggetto; il software provvederà poi a fondere il pacchetto di immagini in una singola immagine che sarà la fusione tra le esposizioni corrette delle zone di alte e di basse luci. L'HDR, se estremizzato, porta a immagini finali "inaccettabili" per l'occhio umano, a sua volta abituato a vedere la realtà con una certa gamma dinamica – anche se maggiore degli strumenti fotografici – e soprattutto a vedere le immagini fotografiche con una certa gamma dinamica piuttosto ristretta.

Le soluzioni.

Una volta scelta l'inquadratura per risolvere il problema dell'esposizione le soluzioni sono diverse:

1) bracketing: non è un caso se tutte le reflex digitali – e prima ancora quelle a pellicole – hanno la possibilità di effettuare il bracketing: l'utente decide quanti scatti eseguire oltre a quello con l'accoppiata tempo/diaframma indicata dall'esposimetro e con uno scostamento in terzi di stop, mezzi stop o stop interi in più e in meno rispetto alla prima accoppiata tempo/diaframma. Il bracketing può essere personalizzato in modo ancora più deciso se è l'utente stesso a decidere quanti scatti fare in più oltre a quello indicato dall'esposimetro, tenendo già conto che l'esposimetro potrebbe essere ingannato in sotto o sovraesposizione valutando a occhio la riflettanza del soggetto; se il soggetto è molto scuro, o su fondo molto scuro l'esposimetro tenderà a sovraesporre, si faranno quindi degli scatti aggiuntivi sottoesponendo progressivamente le immagini successive: se il soggetto è chiaro o su fondo molto chiaro, gli scatti aggiuntivi saranno a sovraesporre progressivamente le immagini. A differenza della ripresa su pellicola, la possibilità fornita dalla ripresa digitale da un lato di rivedere immediatamente l'immagine a monitor e dall'altro di interpretarne la correttezza esposimetrica avvalendosi dell'istogramma e della visualizzazione delle alte luci perse, rende più facile aggiustare la mira rispetto all'esposizione a pellicola, dove fino a che il rullo non viene sviluppato non si può avere nessuna idea della bontà dell'esposizione.

2) staratura intenzionale dell'esposizione: presente tanto sulle fotocamere a pellicola che digitali,

Compensazione esposizione

Compensazione esposizione

permette di eseguire gli scatti, dando la priorità di scelta all'esposimetro, starandolo volontariamente in sotto o sovraesposizione, quando si vuole eseguire una serie di scatti differenziati del soggetto senza che cambi in modo radicale il contrasto e il contesto della scena inquadrata: se si sta fotografando uno sciatore in una giornata serena, una staratura intenzionale verso il "+" è sicuramente valida per la maggior parte delle foto, in quanto tutte tenderebbero verso la sottoesposizione causata dall'anomala riflettanza della neve – oltre il 90% - rispetto alla riflettanza su cui è tarato l'esposimetro della fotocamera – sempre il nostro 18% -.

3) cartoncino grigio (gray card): si tratta di un cartoncino grigio in grado di riflettere il 18% della luce che lo colpisce: inquadrato in modo da occupare tutta l'area inquadrata nel mirino della reflex, in modo che riceva la luce con la stessa angolazione che va o andrà a colpire il soggetto, permetterà all'esposimetro incorporato nella fotocamera di dare una lettura assolutamente corretta dell'esposizione.

4) esposimetro esterno: sono disponibili esposimetri esterni in grado di leggere sia la luce riflessa che la luce incidente; per leggere la luce incidente la cellula viene sormontata da un'apposita cupolina in grado di trasmettere alla cellula il 18% della luce incidente.

5) Expodisc: non è una novità dell'ultimo grido, esiste già da qualche tempo: è una sorta di filtro,

Expodisc

Expodisc

disponibile in diversi diametri, che si aggancia all'obiettivo grazie a tre microsfere di acciaio – lo si può anche tenere appoggiato premuto a mano davanti all'obiettivo: lascia passare il 18% della luce che lo colpisce, trasformando l'esposimetro incorporato nella fotocamera in un esposimetro a luce incidente.

L'abbiamo testato sul campo con ottimi risultati, perfettamente sovrapponibili a quelli di una gray card o di un sofisticato quanto costoso esposimetro esterno per luce incidente. Rispetto alla gray card ha il vantaggio che, essendo costruito in materiale plastico è perfettamente impermeabile, non tende a schiarirsi o a modificare la sua riflettanza nel tempo come le gray card, se dovesse sporcarsi può essere tranquillamente pulito con un panno umido, è decisamente più tascabile di una gray card e non rischia di piegarsi come spesso avviene alle gray card risposte frettolosamente nella borsa fotografica; rispetto alla gray card si posiziona al posto del soggetto innestato sulla fotocamera, senza quindi il problema di inquadrare una particolare porzione della scena, né di doverlo reggere in qualche modo o posizionarlo come avviene invece con la gray card; la gray card dalla sua ha il vantaggio che può essere posizionata con un'angolatura precisa al grado rispetto alla luce incidente, cosa più difficile da fare con l'Expodisc. Questa è l'unica attenzione da prestare quando si usa l'Expodisc: ci si posiziona "al posto " del soggetto, avendo cura di puntare la fotocamera nella direzione opposta rispetto a quella da cui proviene la luce che illumina il soggetto: questo significa che se stiamo eseguendo un ritratto e la persona è in piedi e sta guardano dritto davanti a sè, dovremo posizionarci con la nostra fotocamera e l'Expodisc montato sull'obiettivo al posto del soggetto puntando la macchina nella stessa direzione dove è rivolto il viso del soggetto; ma se, per fare un altro esempio, il soggetto è più in alto rispetto al nostro punto di vista e sta guardando in basso, verso la nostra fotocamera, per valutare l'esposizione dovremo posizionarci al posto del soggetto puntando la fotocamera non più parallela al terreno ma verso il basso. Non è comunque affatto difficile impratichirsi.

L'Expodisc viene fornito con una custodia protettiva e un laccio a sgancio rapido per tenerlo al collo.

Expodisc e custodia

Expodisc e custodia

L'Expodisc ha anche funzione di sistema per effettuare il bilanciamento del bianco in modalità personalizzata.

Vedremo questa seconda applicazione in un prossimo articolo.

Leggi l'articolo pubblicato da TUTTI FOTOGRAFI scritto da Gerardo Bonomo

Esempio esposimetrico comparativo

Esempio esposimetrico comparativo

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